Symposium: The Trouble With The State – Bruxelles 11/1/2018 Intervento di Andrea Gropplero al RITCS School of Arts

Che fare? Scriveva Lenin nel 1902. Che fare? potremmo chiederci oggi, per fermare il nazismo, il razzismo, la guerra civile globale? A questa domanda non abbiamo risposte ma solo nuove domande. Probabilmente la sola cosa che non dovremo fare è ciò che hanno fatto Lenin e i Soviet appena compiuta la rivoluzione d’Ottobre: dobbiamo impedire che la volontà soffochi le possibilità. Dobbiamo porci nuove domande e darci nuove possibilità.
Lenin poco prima della rivoluzione d’Ottobre diceva che nello stato dei Soviet anche una cuoca sarebbe potuta divenire primo ministro, Roosvelt ribatteva che in America chiunque sarebbe potuto diventare presidente. Tutte queste possibilità del comunismo e del liberismo degli albori si sono dissolte nello Stakanovismo da una parte e nel cannibalismo liberista, nella competizione, dall’altra. Il secolo che guardava il futuro ha così dissolto la meraviglia quotidiana “della possibilità” nell’orrore della volontà e dell’ideologia del lavoro.
Circa due anni fa, parlando con Bifo ci siamo resi conto che non potevamo più dal 1989, pronunciare la parola comunismo. Non potevamo più pronunciarla perché era legata a un’esperienza che aveva improntato per ottant’anni il suo processo sulla superstizione del lavoro, anziché sulla liberazione dell’ uomo dal dominio dell’uomo. Si avvicinava il centenario della rivoluzione d’ottobre, e i quarant’anni. dal 1977 . Oltre al punk, alla rivolta autonoma italiana, alla nascita di Apple e della rete, il 1977 è l’anno in cui comincia il non futuro. E l’anno in cui Julie Brown nasce da una provetta. È l’anno in cui comincia la fine dell’epoca che credeva nel futuro ed inizia quel non futuro in cui viviamo oggi.
Abbiamo deciso quindi di riportare nel nostro vocabolario, nelle nostre vite e nelle nostre lotte quella parola: comunismo perché essa è una parola di libertà. Quindi nasce questo film e per farlo, per liberare questa parola, abbiamo chiesto aiuto agli artisti, ai poeti, agli scienziati. Non volevamo fare un film storico o storicista, sulla rivoluzione russa o sul 1977. Volevamo però usare gli occhiali del punk, del no future per indagare il secolo delle passioni, per trovare domande, più che risposte alla tempesta che viviamo oggi. Si tratta di una tempesta fatta di nazionalismo, di razzismo, di guerra civile globale. È l’ultimo rantolo del capitalismo, l’ultimo sussulto della bestia morente. Il comunismo non è cosa del passato ma è cosa che riguarda il futuro. Si tratta di riempire questa parola di significati nuovi perché in questa parola vi è l’unico futuro possibile per l’umanità.
Della tempesta ora sentiamo solo l’olezzo lontano, in assenza totale di vento, in piena bonaccia. Della tempesta ci arrivano le tracce dei corpi, delle migliaia di corpi che galleggiano morti nelle coste del mediterraneo, le tracce di altri corpi respinti a ogni frontiera. Della tempesta ci arriva l’odore acre della paura di tre generazioni di cognitari consegnate al precariato, a cui è interdetto il pensiero del futuro. È il ricatto del semiocapitale che ha fatto propria la lezione del punk e pensa il no future per la maggior parte della popolazione del pianeta e un futuro agiato solo per pochi. Un gigantesco furto di tempo, un enorme furto di vita, il semiocapitalismo nella sua fase terminale usa il nazismo, il razzismo e la guerra civile globale come un randello con il quale ristabilire l’ordine della superstizione lavorista. Di lavoro non ce n’è più bisogno. È finita per il lavoro salariato. La grande bolla del lavoro sta per esplodere ed al confronto quella dei subprime sembrerà un petardo ad Hiroshima. Del resto lo dice, in una recente intervista, anche Larry Page, il capo della macchina Google, che in Silycon Valley hanno già pronti i dispositivi, gli automi, che permetterebbero di eliminare il 45% del lavoro umano dal ciclo produttivo e che questi automi, questi dispositivi elettronici, non vengono utilizzati semplicemente perché hanno paura che la tentazione del semiocapitale, di eliminare insieme al lavoro superfluo anche l’umanità superflua, è troppo grande. Si apre quindi un’era di grandi possibilità: liberarci tutti insieme dal lavoro salariato e dare spazio e tempo alle nostre attività, oppure accettare in silenzio la violenza della bestia morente, del semiocapitale e renderci complici del più grande genocidio della storia dell’umanità.

Marx, due secoli fa con la sua nozione di “General Intellect” prefigura lo sviluppo dell’intelligenza tecnico scientifica come il momento di autonomia possibile del lavoro vivo dal lavoro morto. Oggi per la prima volta nella storia del movimento operaio si pone la possibilità reale dell’emancipazione dal lavoro, grazie a degli automi, grazie a dei prodotti dell’intelligenza umana, capaci di liberare l’attività dell’uomo dal giogo del lavoro salariato.
I frammenti sulle macchine vengono desecretati dall’Unione sovietica nel 1968 ed a mio avviso è proprio lì che comincia il percorso del comunismo possibile. Del resto cosa intende Marx se non che per liberare l’attività dal lavoro, per liberare l’uomo dalla schiavitù capitalista, non è condizione sufficiente l’unità dei lavoratori ma l’unità tra lavoratori e automi, cioè nel “macchinario vivente”. In questo passaggio a me risulta abbastanza chiaro:
“Il processo produttivo ha cessato di essere processo di lavoro nel senso che il lavoro lo trascenda e lo comprenda come l’unità che lo domina. Esso, il lavoro, appare invece solo come organo cosciente in vari punti del sistema meccanico nella forma di singoli operai vivi; disperso, sussunto sotto il processo complessivo del macchinario, esso stesso solo un membro, un anello del sistema, la cui unità non esiste negli operai vivi, ma nel macchinario vivente (attivo), che appare di fronte all’operaio come un possente organismo rispetto alla sua attività singola e insignificante.”
Carl Marx “il Capitale” libro 1 capitolo 23 (frammenti sulle macchine)

È nel lungo 68 che si è cominciata ad abbandonare l’idea che la rivoluzione coincidesse con la presa del potere, con la presa del palazzo d’inverno.
Dove è il potere oggi? Di certo non è nel potere politico, che è succube dell’economia, la quale dipende interamente dalla finanza che per funzionare ha bisogno della tecnica, di quegli algoritmi e quei numeri che in nome del profitto sacrificano la vita delle moltitudini. Il vero avatar della tecnica è il nazismo,il suo funzionamento acefalo e acritico è costruito sul simulacro dei lager nazisti.”arbecht mach frei”. Quindi come si fa a prendere un numero? La rivoluzione non è una lotteria e nemmeno una roulette. Cosa vuole dire oggi fare la rivoluzione? Vuol dire cambiare prospettiva, cambiare punto di vista, vedere ciò che prima non potevamo vedere. Non si tratta di prendere il potere, non si tratta di prendere i numeri. Non c’è nulla da prendere, si tratta di cambiare di segno ai numeri e agli algoritmi, trasformarli da agenti dell’accumulazione primaria, da agenti del profitto in numeri di liberazione dal lavoro, in numeri felici. Dobbiamo inibire i numeri intesi come dispositivo di cattura del semiocapitale e liberarne le possibilità di comune felicità. Dobbiamo capire che la felicità è più importante del profitto e di qualunque prodotto interno lordo. È per questo che abbiamo chiesto agli artisti, ai poeti e agli scenziati di guidarci in questo film nel racconto del secolo delle passioni. È per questo che gli artisti, i poeti e gli scenziati sono i soli che ci possono aiutare ad uscire dalla tempesta del nazismo finanziario, perché con noi possono cambiare di segno ai numeri e renderli felici. I numeri così ci libereranno dalla schiavitù del lavoro salariato. Nel frattempo noi possiamo fare una sola cosa, smettere di lavorare, che la macchina del profitto se vuole funzionare lo faccia senza di noi. Abbiamo altro da fare, dobbiamo mettere i nostri corpi nella tempesta e cercare di attraversarla, toccandoci, annusando i nostri odori, accarezzando i nostri peli, riattivando quella intelligenza congiuntiva che oggi sembra spegnersi per effetto di connessione. Non saremo complici dell’olocausto che il semiocapitale morente vuole infliggere all’umanità. Restiamo umani e ogni volta che ci incotriamo salutiamoci come da un secolo si salutano gli amanti: “ see you on the barricade”.

Andrea Gropplero


 

What should be done? asked Lenin in 1902. What should be done? we could  ask ourselves today, to stop Nazism, racism, the global civil war? We have no answers to this question but only new questions. Probably the only thing we will not have to do is what Lenin and the Soviet did just after the October revolution: we must prevent will from stiffening possibilities. What should be done? asked Lenin in 1902. What should be done? we could  ask ourselves today, to stop Nazism, racism, the global civil war? We have no answers to this question but only new questions. Probably the only thing we will not have to do is what Lenin and the Soviet did just after the October revolution: we must prevent will from stiffening possibilities. We have to ask new questions and give us new possibilities. Lenin shortly before the October revolution said that in the Soviet state even a cook could become prime minister, Roosevelt replied that in America anyone could become president. All these possibilities of communism and early liberalism dissolved in Stakanovism on the one hand and in liberal cannibalism, in competition, on the other. The century that looked at the future has thus dissolved the daily wonder of “possibility” in the horror of the will and the ideology of work. About two years ago, talking to Bifo, we realized that since 1989 we could no longer say the word communism. We could no longer pronounce it because it was linked to an experience that had marked for eighty years its process on the superstition of work, rather than on the liberation of man from man’s domination. The centenary of the October revolution was approaching, and forty years had past since 1977. So we tried to rethink the communist experience from the point of view of the 1977.Punk, the Italian uprising of Autonomia, the creation of Apple and the conception of the network: 1977 is the year in which the non-future begins. And the year when Julie Brown was born from a test tube for the first time in human history a yuma person was technologically generated. 1977 it is the year in which the era that trusted in the future starts to fade: the non-future in which we live today began. We have therefore decided to bring back into our vocabulary, our lives and our struggles that word: “communism” because it is a word of freedom. So this film is born. We asked for help from artists, poets, scientists in order to free the word “communism”. We did not want to make a historical or historicist film, about the Russian revolution or 1977. We wanted to use punk glasses, no future glasses to investigate the century of passions, to find questions, rather than answers to the storm that we live today. It is a storm made up of nationalism, racism, and global civil war. It is the last gasp of capitalism, the last gasp of the dying beast. Communism is not something of the past but it is about the future. It is a matter of filling this word with new meanings because in this word there is the only possible future for humanity.Of the storm we now hear only the distant flavour, in total absence of wind, in full calm. The traces of the bodies, of the thousands of bodies floating dead on the coasts of the Mediterranean, traces of other bodies sent back to every frontier, come to us from the storm. Of the storm comes the acrid smell of the fear of three generations of cognitarians delivered to precariousness, people whose future is forbidden. This is the blackmail of semiocapital that has learned the punk lesson and thinks no future for most of the population of the planet and a future well-off for just a few. A gigantic theft of time, a huge theft of life, semiocapitalism in its terminal phase resorts to Nazism, racism and the global civil war as a way to restore the order of labor superstition. There’s no need for work anymore. Salaried work is over. The big work bubble is about to explode, so that the sub-prime bubble will look like a firecracker in Hiroshima. Moreover, in a recent interview, Larry Page, the head of the Google machine, says that in Silycon Valley they have already ready the devices, the automata, which would eliminate 45% of human labor from the production cycle and that these automata these electronic devices are not used simply because the economic form of capitalism cannot coexist with freedom from salaried labor. This opens up an era of great possibilities: freeing ourselves all together from wage labor and giving space and time to our activities, or silently accepting the violence of the dying beast, the semiocapital, and making us accomplices of the greatest genocide in the history of mankind.Marx, two centuries ago with his notion of “General Intellect” prefigures the development of technical scientific intelligence as the moment of possible autonomy of living work from dead labor. Today, for the first time in the history of the workers’ movement, the real possibility of emancipation from work arises, thanks to automation, thanks to the products of human intelligence capable of freeing human activity from the yoke of wage labor. The text titled Fragments on the machines has been declassified by the Soviet Union in 1968 and in my opinion precisely at that point that the path of possible communism begins. After all, what Marx means is exactly this: in order to free the activity from work, in order to free man from capitalist slavery, the unity of workers is not a sufficient condition, but the unity between workers and automata is needed too. That is, in the “living machinery”. In this passage it is quite clear to me:  “The productive process has ceased to be a work process in the sense that the work transcends it and understands it as the unity that dominates it. Instead, the work appears only as a conscious organ at various points in the mechanical system in the form of individual living workers; dispersed, subsumed under the overall process of machinery, itself only a member, a ring of the system, whose unity does not exist in the living workers, but in the living machinery (active), which appears in front of the worker as a powerful organism to his single and insignificant activity.”                                        Karl Marx “the Capital” book 1 chapter 23 (fragments on the machines)
It is in the long 68 that we began to abandon the idea that the revolution coincided with the seizure of power, with the taking of the Winter Palace. Where is power today? Certainly it is not in the political sphere, which is dominated by the economy, which depends entirely on the finance that needs the technique, those algorithms and those numbers that in the name of profit sacrifice the lives of the multitudes. The real avatar of technique is Nazism, its acephalic and uncritical functioning is built on the simulacrum of the Nazi lager. “Arbecht mach frei”. So how do you get a number? The revolution is not a lottery or even a roulette. What does revolution mean today? It means changing perspective, changing point of view, seeing what we could not see before. It’s not about taking power, it’s not about taking the numbers. There is nothing to be taken, it is a matter of changing sign and numbers and algorithms, transforming them from agents of primary accumulation, from agents of profit into numbers of liberation from work, into happy numbers. We must inhibit the numbers understood as a device for capturing semiocapital and freeing the possibilities of common happiness. We must understand that happiness is more important than profit and any gross domestic product. This is why we have asked artists, poets and scientists to guide us in the story of the passioned century. This is why artists, poets and scientists are the only ones who can help us out of the storm of financial Nazism, because they can change their sign and make them happy. The numbers will thus free us from the slavery of wage labor. In the meantime, we can do one thing, stop working. We have more to do, we must put our bodies in the storm and try to cross it, touching, smelling our smells, caressing the body of the other, reactivating that conjunctive intelligence that today seems to be extinguished by effect of connection. We will not be accomplices of the holocaust that the dying semio-capital wants to inflict on humanity. We remain human and every time we meet, we say hello to each other as lovers have been saying goodbye: “see you on the barricade”.
Andrea Gropplero

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